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CASTELLO DI GRADARA

       

visite guidate




ROCCA MALATESTIANA



Le donne, i cavalieri, l'arme, gli amori/ le cortesie, le audaci imprese...

Con queste parole prese in prestito dall'Orlando Furioso ci apprestiamo a visitare la maestosa Rocca di Gradara.
La Rocca è uno degli esempi meglio conservati di fortificazione medievale d'Italia. Nata come fortezza militare su una terra di confine a partire dal XII secolo, viene trasformata in maestosa residenza nobiliare dalle potenti famiglie che si susseguirono nella dominazione del territorio: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere.
Il percorso all'interno del complesso si snoda attraverso una serie di ambienti suggestivi a partire dal Cortile d'Onore, all'interno del quale si affaccia il mastio o torre maestra che ospita la Sala delle Torture, per poi proseguire negli appartamenti del piano nobile con le seguenti sale: Salone di Sigismondo e Isotta, Sala della Passione, Camerino di Lucrezia Borgia, Camera del Cardinale, Sala dei Putti, Sala del Consiglio, Camera di Francesca, Cappella gentilizia, Sala del Corpo di Guardia.
Alla visita degli ambienti militari e residenziali della rocca si affianca la memoria delle vicende dei tanti personaggi storici che vissero tra le sue mura: Giovanni Sforza e l'"avvelenatrice" Lucrezia Borgia, Sigismondo Malatesta e la sua amata Isotta. Ma la fama e la fortuna della Rocca sono soprattutto legate alla leggendaria e tragica storia d'amore tra Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti cantati da Dante nel V Canto dell'Inferno, che all'interno delle sue mura consumarono la loro passione e trovarono la morte.

Paolo e Francesca

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.
...
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.


Francesca da Rimini, figlia di Guido minore da Polenta, signore di Ravenna, andò in sposa intorno al 1275 a Giovanni Malatesta, signore di Rimini, chiamato Gianciotto perchè "ciotto", sciancato, uomo di valore ma brutto nella persona, dal quale ebbe una figlia di nome Concordia.
Paolo, cavaliere nobile, bello e cortese, fratello minore di Giovanni, sposato con Orabile Beatrice di Ghiaggiuolo, con la quale aveva due figli, s'innamorò della cognata, e Giovanni, messo in allarme da un servitore, li colse in flagrante e li uccise.
I particolari della tragedia, accaduta tra il 1283 e il 1288, sono ignoti e confuse le notizie, perchè nulla di preciso riferiscono i cronisti del tempo. Attorno a questo avvenimento,che poteva restare uno dei tanti episodi delittuosi del medioevo, si è creato un mito letterario che dura da otto secoli. Tutti i più grandi scrittori, poeti, musicisti, pittori di ogni epoca hanno narrato la storia di Paolo e Francesca: Boccaccio, Silvio Pellico, Gabriele D'Annunzio. Ma primo fra tutti fu Dante Alighieri che narra la vicenda nel V Canto dell'Inferno, assicurando agli sfortunati amanti un posto nella storia e nell'eternità.


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